“Provo un sentimento d’amicizia verso i maiali in generale, e li considero tra le bestie più intelligenti, non eccettuati l’elefante e la scimmia antropomorfa [….]. Mi piacciono anche il temperamento e l’atteggiamento del maiale verso le altre creature, soprattutto l’uomo. Non è sospettoso o timidamente sottomesso, come i cavalli, i bovini e le pecore; né impudente e strafottente come la capra; non è ostile come l’oca, né condiscendente come il gatto; e neppure un parassita adulatorio come il cane. Il maiale ci osserva da una posizione totalmente diversa, una specie di punto di vista democratico, come se fossimo concittadini e fratelli; dà per scontato che capiamo il suo linguaggio, e, senza servilismo o insolenza, ci dimostra un cameratismo spontaneo e amabile, o un’aria cordiale”
William Henry Hudson  The Book of a Naturalist, 1919, cap. XXV, “My friend the pig”

Un re amato e diffamato

La serie di manifesti – o chiamateli come volete: annunci, bandi, poster, programmi – che costituiscono il corpo di questa pubblicazione sono il tangibile segno visivo del sussistere di una corposa “ devozione” a un grande re del palato: il maiale. Tanto gustoso da tentare anche i sobri seguaci del Poverello d’Assisi.
Si legge infatti in una fonte francescana che uno fra  gli “elettissimi discepoli e compagni primarj” di Francesco, frate Ginepro, “che giunse a uno stato di pazienza perfetto”, andando a Santa Maria degli Angeli a visitare un confratello assai ammalato “con molta compassione domandandolo: Possoti io fare servigio alcuno? Risponde lo ’nfermo: Molto mi sarebbe grande consolazione se tu mi potessi fare che io avessi uno peduccio di porco”.
Nel 2013, a stare alle stime della FAO, ne erano allevati nel mondo circa un miliardo di capi poco più del 60% dei bovini e una frazione infima, ad esempio, della torma di pennuti cresciuti a scopo alimentare. Quasi venti miliardi di esemplari nel 2010 secondo i dati del World Watch Institute.
Se dai capi si passa ai consumi sempre la FAO calcola che la carne di maiale  sia la più consumata a livello globale ( 37% del consumo complessivo) – in via prevalente in Cina, negli Stati Uniti, in Brasile, in Germania e in Francia -  tallonata da quella di pollo (35%)  e seguita da lontano da  quella di manzo ( 21,6%).
Quanto all’Italia il suo punto di forza nel settore suinicolo sta nell’export, in particolare per quanto concerne i salumi. Derivante dalla qualità.

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Ha sostenuto Lucio Gambi che “la Via Emilia fu la vera polis mater, [ … ], la città madre del nostro territorio”, plurimillenaria spina dorsale della Valle Padana a Sud del Po che congiungeva e si congiungeva a strade e luoghi a Nord e a Sud, nella Penisola e oltre.
E dunque, osservò Riccardo Bacchelli, “tanto sentì e tanto seppe questa strada, che la gente chiamò infine la regione dalla strada, non la strada dalla regione”.
Tra le moltissime cose straordinarie che questo territorio, nel tempo conteso e politicamente frastagliato poi dall’Unità in poi raccolto intorno all’idea-forza della solidarietà, ha nei secoli prodotto nella vita artistica, culturale insomma per il nutrimento dello spirito e in quella materiale – industria della seta, canapa e canapifici che inviavano i loro prodotti per il mondo – c’è un aspetto noto, che tutti conoscono ma davvero ancora da sottolineare e, soprattutto, da scavare. Nel suo farsi dall’alto e dal basso.
Non solo una grande produzione di salumi ma una loro varietà assolutamente unica non solo in Italia. 
Non a caso è a un ferrarese che si deve il poemetto giocoso La salameide, di fine Settecento, in cui l’autore ricorda ammirato a quanti approntamenti si presti la carne suina: “in tante forme si tramuta, e parte la carne del Porcel nel porchicidio che fa trasecolar la magic’arte“.
Ogni città e molti borghi possono, con orgoglio, rivendicare un frutto tipico della loro manifattura del maiale.
E giustamente ognuno lo celebra, lo esalta, lo festeggia con apposite, grandi e piccole manifestazioni.

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  • “Mi piacciono i maiali. I cani ci guardano dal basso. I gatti ci guardano dall'alto. I maiali ci trattano da loro pari.” 
    Winston Churchill
  • “Il maiale è diventato sporco solo in seguito alle sue frequentazioni con l'uomo. Allo stato selvatico è un animale molto pulito.” 
    Pierre Loti
  • "Chi vive con i maiali spesso li descrive come fossero cani: sono intelligenti, leali e, soprattutto, affettuosi. Chi li conosce sottolinea sempre che ognuno di loro è un individuo unico e particolare."  
    Jeffrey Moussaieff Masson
  • "Pensare che non si sa il nome del primo maiale che scoprì un tartufo." 
    Edmond e Jules de Goncourt
  • "Tanto io che il povero maiale non saremo apprezzati che dopo la nostra morte."  
    Jules Renard

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