Fo e il maiale presuntuoso

Alla sua maniera, l’artista racconta la storia di un suino con aspirazioni stratosferiche. E di come un dio un po’ imbroglione gli tira un brutto scherzo. Ma a Mantova l’autore di «Mistero buffo» parlerà anche della propria infanzia e del Mantegna
di Elena Porcelli      (articolo pubblicato alcuni anni fa su Panorama)  

Dario Fo vuol farci mangiare pane e mitologia. Dopo averlo ascoltato recitare il suo monologo La presunzione del maiale, il 7 settembre al festival della letteratura di Mantova, sarà difficile mordere un panino al salame o al prosciutto senza pensare di stare addentando uno dei miti che fondano la cultura italiana.

Il testo dello spettacolo, pubblicato per la prima volta nel libro Fenomenologia del maiale del giornalista Stefano Scansani, è una trasposizione in chiave porcina del mito di Icaro, fuso inaspettatamente con la Genesi e narrato da Fo nel suo inimitabile grammelot, linguaggio che fonde i dialetti padani, scegliendo in ciascuno le espressioni più suggestive e onomatopeiche. Nella tradizione dei cantastorie da strada, l’attore accompagna l’affabulazione con i cartelloni, disegnati da lui stesso, che illustrano ogni scena.
«La presunzione del maiale» racconta Fo a Panorama «è una leggenda in cui il suino chiede a Dio le ali e il creatore lo accontenta, ma un po’ lo truffa: infatti gliele dà, ma fatte di cera, come quelle di Icaro». «E quando il porco, approfittando della notte, si permette di volare fino in Paradiso, il Padreterno anticipa l’alba a tradimento, il sole scioglie le ali e il maiale precipita sulla terra.
Incredibilmente  si salva centrando una pozza di escrementi» sghignazza Fo. «L’unico segno che gli rimane è il grugno schiacciato».
L’evento teatrale di Mantova è sponsorizzato, tanto per mischiare il sacro della cultura col profano del commercio, da un’azienda di salumi («Mai ali» è lo slogan della prossima campagna pubblicitaria). 
«Non lo sapevo» giura il premio Nobel per la letteratura «la mia è un’operazione culturale che nasce da due ispirazioni: la Bibbia dei villani e il Duomo di Modena, cui ho dedicato il libro Il tempio degli uomini liberi». 
E cosa c’entrano Bibbie e cattedrali col porco? «C’entrano moltissimo» continua Fo «perché sono espressioni della cultura del popolo padano, che si è costruita attorno al suino. L’ho capito esaminando il Duomo di Modena, costruito verso il millecento dai popolani. Questo tempio rappresenta la loro presa di coscienza della dignità umana.
«E il maiale è onnipresente nei bassorilievi, per esempio nel ciclo delle stagioni, che sono scandite dalla macellazione ancora più che dall’agricoltura. Nel Medioevo, infatti, fuori dalla città viveva un branco di 8 mila suini, che i modenesi cacciavano, abbattevano e insaccavano».

E la Bibbia? «La storia della presunzione del maiale» racconta l’autore «è tratta dalla Bibbia dei villani, un piccolo testo stampato nell’Ottocento che raccoglie alcune leggende medioevali, tra cui i dialoghi tra il Padreterno e gli animali appena creati».
Anche se il dio che truffa e punisce il maiale, più che al Padreterno dei cristiani, somiglia a una divinità greca, pronta a colpire con la nemesis le creature che peccano di presunzione.
«Se è per questo» aggiunge Fo «è anche un po’ misogino, infatti dà le ali al porco ma non alla sua scrofa, che può volare solo abbracciata al maschio. Comunque, anche il Dio biblico ha tirato un brutto scherzo al suino, visto che prima lo ha creato, e poi, con i divieti della legge mosaica, ne ha fatto una bestia immonda».

Del resto, il rapporto tra l’uomo e il porco è segnato da una contraddizione: i popoli che lo amano sono quelli che lo uccidono e lo divorano, mentre chi lo disprezza, come ebrei e islamici, gli risparmia la vita.
L’ambiguità di questa relazione e gli equivoci che suscita sono raccontati in Fenomenologia del maiale, per esempio nel capitolo Il maiale in paradiso, dedicato a Sant’Antonio abate, patrono degli animali da cortile. L’immagine, che i contadini chiamavano «Sant’Antonio del porcello», presente tradizionalmente in tutte le stalle della Pianura Padana, lo rappresenta con un bel maialino accanto o in braccio.
Ma, in origine, il porco stava a indicare il diavolo, che tentava l’asceta. Solo un abbaglio dei contadini italiani, innamorati di questo animale tanto utile, lo ha trasformato in una mascotte del santo.

E l’ambivalenza del maiale è illustrata anche nei tre capitoli, divertentissimi e insieme documentatissimi, dedicati al «maiale solido» (ovvero al salume, apprezzatissimo), al «maiale liquido» (lardo, prezioso per la cottura) e al «maiale gassoso», cioè alla sua puzza imbarazzante. «Imbarazzante e schifosa per i borghesi» commenta Fo «e non per i villani». 
L’inventore della leggenda sulla presunzione del maiale poteva essere solo un contadino, visto che attribuisce agli escrementi il ruolo salvifico di sano e vitalizzante concime». 
Oltre al monologo d’argomento suino, Fo sarà a Mantova per altri due eventi: una lezione spettacolo, il 6 settembre, sulla mostra da lui ideata La bottega del Mantegna e un incontro, l’8, sul suo libro autobiografico Il paese dei mezaràt (Feltrinelli). 
«I mezaràt» spiega «sono i pescatori del Lago Maggiore, che sono stati i miei primi maestri di narrazione a San Giano, il paesino dove sono nato».
Fo è protagonista della decima edizione del festival della letteratura, perché l’evento è nato nel 1997, proprio l’anno in cui l’artista ha vinto il premio Nobel per la letteratura. 
E l’attenzione che Mantova dedica al maiale non deve stupire, dato che il Mantovano ospita ben 238 mila suini. I mantovani, anzi, ne esportano la carne pure in Alto Adige, dove diventa speck.
  • “Mi piacciono i maiali. I cani ci guardano dal basso. I gatti ci guardano dall'alto. I maiali ci trattano da loro pari.” 
    Winston Churchill
  • “Il maiale è diventato sporco solo in seguito alle sue frequentazioni con l'uomo. Allo stato selvatico è un animale molto pulito.” 
    Pierre Loti
  • "Chi vive con i maiali spesso li descrive come fossero cani: sono intelligenti, leali e, soprattutto, affettuosi. Chi li conosce sottolinea sempre che ognuno di loro è un individuo unico e particolare."  
    Jeffrey Moussaieff Masson
  • "Pensare che non si sa il nome del primo maiale che scoprì un tartufo." 
    Edmond e Jules de Goncourt
  • "Tanto io che il povero maiale non saremo apprezzati che dopo la nostra morte."  
    Jules Renard

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