Erudito Maiale

Per diverso tempo, il maiale è stato considerato un animale sacro. Poi qualcosa è cambiato. Da animale ricco di virtù è passato ad essere il simbolo di sporcizia e lussuria. Tuttavia molti scrittori e poeti hanno dato voce alle sue alterne fortune, per questo è interessante riscoprire i numerosi autori che hanno ammirato, celebrato, sbeffeggiato o citato il suino.

Marco Gavio Apicio (nato nel 25 a.C.) aveva fama di grande ghiottone e nel suo De re Coquinaria – un imponente trattato gastronomico – propone una ventina di ricette con il maiale. Indugia anche in un elaborato protocollo circa la preparazione del suino. Tra i suoi piatti forti: il maiale in salsa di vino passito, zampetti di porco ripieni, il prelibatissimo ventriglio, la pancetta con piselli e zuppa di piselli e lucanica.

Ateneo di Naucrati (II° sec. a.C.), autore dei Deipnosofisti (ovvero Sapienti a banchetto) parla di braciole di maiale affumicate con cavolo cappuccio stufato.

Il severo Catone (234 a.C. – 149 a.C.), nel suo De Agricoltura, dedica un capitolo alla salatura, asciugatura e speziatura del maiale, illustrando metodi utilizzati ancora oggi, e decanta, per la sua bontà, il porcus trojanus, un maialino arrosto ripieno di uccelletti.

Cicerone (106 a.C. – 43 a.C.), nel De natura deorum, elogia il maiale ritenendolo l’animale commestibile per eccellenza dato che le sue carni non si deteriorano mai, nemmeno con l’età dell’animale; ma allo stesso tempo lo indica quale simbolo dell’ignoranza, in un aneddoto in cui il porco tiene lezione a Minerva.

Per Erodoto (484 a.C. – 425 a.C.) il maiale è un tabù alimentare, mentre in Esopo (c.a 620 a.C. – c.a 560 a.C.), il maiale e il frequente protagonista delle sue favole.

Lucrezio (c.a 98 a.C.- c.a 55 a.C.) prende le difese del maiale che, abituato a crogiolarsi nella melma e nei liquami, è ritenuto un animale sporco e disgustoso. Questa abitudine, sostiene, è motivata dalla gran sete che, per natura, affligge il maiale.

Invece, è con Macrobio (V sec. d.C.) che ha inizio l’associazione del suino con la donna di facili costumi. L’autore narra, in una novella, di come si arrivi a paragonare la moglie sul letto, alla scrofa nascosta sotto. Ma lo stesso riferisce anche di pasti pantagruelici in cui c’era il dominio assoluto del maiale: “Testa di maiale, petto di maiale, pasticcio di maiale, maiale allo spiedo, arrosto e in umido…”

Plinio il Vecchio (23 – 79), parla dei 50 sapori diversi del maiale e Omero (IX – VIII secolo a.C), nell’Odissea, narra di tavole imbandite esageratamente in cui “… offriva i bocconi il porcaio, primizie di tutte le membra, su grasso abbondante, e li buttava nel fuoco, spargendo fior di farina: il resto lo fecero a pezzi, li infilarono su spiedi, li arrostirono con cura; poi tutto ritrassero, e gettavano i pezzi in mucchio sui deschi…”.

Ma il maiale entra a pieno titolo nella letteratura occidentale grazie alla narrazione del noto episodio omerico della trasformazione dei compagni di Ulisse in suini, ad opera della maga Circe (Omero, Odissea, libro X).

Marziale (c.a 40 – c.a 103), preferiva, invece, i maialini da latte ai saporiti cinghiali. Nei suoi Epigrammi dice: “Il ricco mangi pure il cinghiale d’Etolia, purché mi offra il figlio di una pigra scrofa, nutrito di solo latte”.

Petronio Arbitro (14 – 66) ne i Banchetti di Trimalcione parla di piatti raffinatissimi insieme a porchette, prosciutti e salsicce. Spesso il maiale costituiva anche un momento di alta scenografia come racconta sempre Petronio. Il momento culminate della serata era rappresentato dall’entrata in scena di un vassoio in cui era posta una scrofa alimentata a fichi, con dei maialini di pan di zucchero intorno, e dal cui ventre uscivano tordi in volo.

Marco Terenzio Varrone (116 a.C. – 27 a.C.) nel Rerum rusticarum identifica il maiale con gli attributi sessuali della donna.

Pirandello (1867 – 1936) nella Sagra del signore della nave descrive la processione dei maiali destinati ad essere macellati, paragonandola al funesto destino che attende migliaia di soldati chiamati a partecipare alla prima guerra mondiale.

Infine, George Orwell (1903 – 1950) ne la Fattoria degli animali, colloca il maiale in un contesto fiabesco e diventa l’allegoria di precisi riferimenti storici e politici. In una fattoria, gli animali riescono finalmente a liberarsi dagli uomini per poi assistere una nuova forma di dittatura da parte dei più prepotenti e in particolare del maiale Napoleon. Insomma, la fine delle illusioni, ovvero la presa di coscienza di come anche in un sistema democratico possano insinuarsi forme di oppressione.


Tratto da
  http://www.villanisalumi.it




  • “Mi piacciono i maiali. I cani ci guardano dal basso. I gatti ci guardano dall'alto. I maiali ci trattano da loro pari.” 
    Winston Churchill
  • “Il maiale è diventato sporco solo in seguito alle sue frequentazioni con l'uomo. Allo stato selvatico è un animale molto pulito.” 
    Pierre Loti
  • "Chi vive con i maiali spesso li descrive come fossero cani: sono intelligenti, leali e, soprattutto, affettuosi. Chi li conosce sottolinea sempre che ognuno di loro è un individuo unico e particolare."  
    Jeffrey Moussaieff Masson
  • "Pensare che non si sa il nome del primo maiale che scoprì un tartufo." 
    Edmond e Jules de Goncourt
  • "Tanto io che il povero maiale non saremo apprezzati che dopo la nostra morte."  
    Jules Renard

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