Professione Salvadanaio

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Il maiale è da secoli simbolo di fortuna e abbondanza e, soprattutto, è una delle più antiche risorse alimentari dell’umanità: pare che i cinesi lo allevassero già 7000 anni prima di Cristo, mentre gli antichi romani, i cui eserciti si nutrivano di prosciutto crudo (capace di conservarsi a lungo), ne apprezzavano le salsicce. 
Fino a qualche decennio fa, questo animale costitutiva per molte famiglie contadine una abbondante riserva di carne e grasso per combattere il freddo e la fatica (non a caso, fino ai primi del ‘900, lardo e strutto costavano più del prosciutto e della carne), ma anche una risorsa da utilizzare come merce di scambio in caso di improvvisa necessità economica. Proprio da questa consuetudine è nata, forse tra il XVIII e il XIX secolo, la tradizione di dare ai salvadanai l’aspetto di un maialetto in coccio (metafora di lungimiranza e parsimonia), da rompere o sacrificare per soddisfare un desiderio, organizzare una festa o fare fronte a un’emergenza.
Altri invece danno una spiegazione etimologica: sembra che nel medioevo gli inglesi conservassero le monete in vasi ottenuti con una speciale argilla chiamata pygg. Un termine molto simile alla parola pig, maiale in inglese, forse per questo nei secoli i salvadanai hanno assunto la forma del suino.

Notizie tratte da Focus
  • “Mi piacciono i maiali. I cani ci guardano dal basso. I gatti ci guardano dall'alto. I maiali ci trattano da loro pari.” 
    Winston Churchill
  • “Il maiale è diventato sporco solo in seguito alle sue frequentazioni con l'uomo. Allo stato selvatico è un animale molto pulito.” 
    Pierre Loti
  • "Chi vive con i maiali spesso li descrive come fossero cani: sono intelligenti, leali e, soprattutto, affettuosi. Chi li conosce sottolinea sempre che ognuno di loro è un individuo unico e particolare."  
    Jeffrey Moussaieff Masson
  • "Pensare che non si sa il nome del primo maiale che scoprì un tartufo." 
    Edmond e Jules de Goncourt
  • "Tanto io che il povero maiale non saremo apprezzati che dopo la nostra morte."  
    Jules Renard

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